Il Parmigiano Reggiano gioca da furbo a Vinitaly (e fa centro)
Tra abbinamenti con grandi vini italiani e turismo nei caseifici, la Dop emiliana trasforma la fiera in un invito al viaggio

Portare il Parmigiano Reggiano a Vinitaly è una mossa che funziona, eccome. Non solo perché il formaggio dialoga benissimo con il vino, ma perché mette in scena un’idea più ampia e molto attuale di promozione: non vendere un prodotto da solo, ma raccontare un territorio intero, con i suoi artigiani, le sue soste, i suoi paesaggi, le sue occasioni di viaggio. A Vinitaly 2026, in programma a Verona dal 12 al 15 aprile, il Consorzio del Parmigiano Reggiano sceglie proprio questa strada, trasformando la presenza in fiera in un invito a degustare, capire e poi partire.

Fra i padiglioni del vino, il Parmigiano Reggiano non appare come un ospite fuori contesto. Al contrario, sembra stare nel posto giusto. Le diverse stagionature portano nel calice e nel palato un lessico comune fatto di equilibrio, intensità, persistenza, profondità sensoriale. Gli abbinamenti annunciati con Cantina Settecani, Consorzio Tutela Vini Valpolicella, Consorzio Vini di Parma, cantine Florio, Cantine Intorcia e Vigna Petrussa raccontano proprio questo: vino e formaggio non si limitano a convivere, si valorizzano a vicenda e offrono al pubblico una lettura più ricca del gusto italiano. Anche il Consorzio Valpolicella ha confermato per lunedì 13 aprile i tasting in tandem con il Parmigiano Reggiano, con focus su Valpolicella Superiore, Recioto e Amarone.
La parte più interessante, però, arriva quando la degustazione smette di essere fine a sé stessa. Il Consorzio sta spingendo con decisione sul “Progetto Turismo”, cioè sulla capacità del Parmigiano Reggiano di diventare una motivazione di viaggio vera e propria. L’obiettivo dichiarato è far crescere i visitatori dedicati da circa 85.000 a 300.000 entro il 2029, dentro un’area che già oggi intercetta milioni di presenze. È una visione lucida: il prodotto apre la porta, ma poi entrano in scena caseifici, magazzini di stagionatura, campagne, accoglienza, ristorazione e cultura locale.

Per chi racconta territori, questa è la notizia nella notizia. Vinitaly diventa la vetrina, ma il vero racconto continua lungo la via Emilia, nei caselli, nei profumi del latte, nelle mani di chi apre una forma e ne sa leggere l’età quasi come si legge un vino. Anche l’attività dell’APR, l’Associazione Assaggiatori Parmigiano Reggiano, va in questa direzione: formare un pubblico più consapevole, capace di distinguere le sfumature e di vivere l’assaggio come esperienza culturale, non come gesto frettoloso.
In questo senso, portare il Parmigiano Reggiano a Vinitaly è una mossa intelligente e intrigante perché allarga il perimetro della fiera. Non più solo bottiglie, stand e business, ma contaminazioni felici fra mondi affini. Il vino ci mette il racconto del paesaggio liquido; il formaggio aggiunge il tempo, la manualità, il ritmo quotidiano dei caseifici. Insieme costruiscono un immaginario fortissimo, che parla a chi ama mangiare bene ma anche a chi sceglie una meta partendo da ciò che quel luogo produce.

Il calendario annunciato rafforza questa lettura: taglio della forma all’apertura del Padiglione Emilia-Romagna, masterclass diffuse, tasting dedicati e momenti di dialogo con altri protagonisti del gusto. E poi, subito dopo la fiera, il passaggio più concreto: “Caseifici Aperti”, in programma il 23 e 24 maggio 2026, con oltre 50 caseifici coinvolti nelle cinque province dell’area produttiva. Qui il visitatore smette di essere spettatore e diventa ospite: osserva la lavorazione, assaggia sul posto, acquista dal produttore, prenota una visita, collega finalmente il sapore a un luogo preciso.
Vale la pena dirlo con chiarezza: questa è una delle strade più convincenti per il turismo del gusto italiano. Non basta più esporre una Dop, serve costruirle intorno un’esperienza desiderabile. Il Parmigiano Reggiano lo sta facendo con una regia sempre più riconoscibile: usa la forza del brand, ma la rimette al servizio del territorio. Ed è proprio qui che la presenza a Vinitaly acquista spessore. Non un’operazione di immagine, ma un ponte fra fiera e destinazione, fra assaggio e partenza, fra promozione e ospitalità.
Per il pubblico di Vinitaly, assaggiare una scaglia accanto a un grande rosso o a un Marsala potrà essere il primo passo. Il secondo, molto più interessante, sarà andare a vedere da dove arriva davvero quel sapore. E quando una Dop riesce a farsi venire voglia di viaggio, ha già vinto metà della partita.
